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Web tax su commercio e pubblicità in Italia. Come funziona.

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In Italia si fa tanto parlare in questi giorni della Web Tax.
Cerchiamo di spiegare in cosa consiste partendo da un esempio.

Google fattura i propri guadagni realizzati sul territorio italiano in Irlanda, sfruttando il regime fiscale agevolato di questo Paese. Ciò ovviamente comporta una grossa perdita perdita in termini fiscali per l’Italia, che non vede entrare nelle proprie tasche alcuna tassazione. Si è resa quindi necessaria una Web Tax, ossia una imposta sul commercio e la pubblicità, diretta in particolar modo a grandi aziende straniere che operano sul Web (Amazon, Facebook e Apple ne sono altri esempi) che per lavorare con l’Italia dovranno crearsi una partita Iva italiana. Ciò permetterà di tracciare i flussi economici di queste web company, quindi di tassarle.

La Web Tax (definita da qualcuno “norma anti-Google”) non è ancora attiva, ma già ha creato parecchi dissensi, per i contrasti che la stessa normativa, solo ed esclusivamente italiana, potrebbe generare negli altri Paesi.

In merito alla vicenza l’American Chamber of Commerce in Italy, rappresentanza della “Confindustria” americana, ha difatti affermato:

«è evidente la contraddizione tra le finalità di questi emendamenti, dal vago sapore protezionista, rispetto agli scopi di apertura ed incremento dell’attrattività del Paese contenuti nel piano Destinazione Italia. Da un lato si chiede agli investitori internazionali di scommettere sull’Italia, dall’altro, invece, si innalzano nuove barriere per difendere presunti interessi nazionali».

web tax italia

Cosa comporta l’accettazione della Web Tax?

Riassumiamo la situazione in 4 semplici punti.

  • Le aziende straniere che vendono servizi in Italia devono avere partita iva italiana e pagare le tasse in Italia
  • I siti delle aziende straniere che non aderiranno avranno i siti oscurati dai provider italiani
  • Vi saranno grandi disservizi per i cittadini italiani perchè aziende che offrono servizi minori (ugualmente importanti ma più di nicchia) e non hanno grande forza economica non aderiranno
  • Chi apre un e-commerce in italia potrà “giocarsela” alla pari con le aziende straniere non dovendo più temere i prezzi bassi che le aziende straniere attualmente hanno la possibilità di offrire
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Articolo a cura di: Del Re Valerio
Dott. in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Sono l'ideatore del blog Robadagrafici.com e mi occupo di comunicazione visiva, grafica e web, per le aziende.

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